Auguri di compleanno (Francesco)

Auguri Francesco,
che al trentesimo
solco nel vento
nell’aria
da falco entri.

La perfezione cerchi,
la perfezione centri.

Il palco dei cieli
per te, da maestro,
è realtà senza veli.

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Meditatio

Sono seduto nella posizione giusta però mi fa un  po’ male la schiena.
Sento prurito sul volto.

Mi hanno detto che devo sopportare,
ma ora mi gratto, non ce la faccio più.

Sembro proprio figo così,
speriamo che la bionda là in fondo mi noti.
La camicia è apposto,
con la schiena dritta ho proprio un’aria seria.

Quell’idiota della vicina stamattina ha lasciato di nuovo
la cenere sulle scale, quando torno gliene dico quattro,
anzi no, lascio correre e poi lo dico alla riunione condominiale
così le faccio fare una pessima figura davanti a tutti,
così la smette quella pazza isterica,
che per ogni fesseria fa sempre un casino esagerato.

[altri quindici minuti di flusso di pensiero]

Quant’è insopportabile questo rumore di macchine là fuori.
Stasera mi cucino due uova in padella con i piselli,
come quelle del ristorante domenica scorsa,
devo prendere la ricetta su internet.

OK, è suonata la campanella, apro gli occhi e mi stiracchio.
Ne parlano tanto bene di questa meditazione,
ma io mi sento come prima.
Che fesserie ste cose orientali.

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La Rosa di San Valentino

Sorridi Regina Violetta
e abbracciami,
come Regina
abbraccia Re.

La Rosa tieni stretta
e guardami,
prima che il vento
la porti con sé.

Il Volo silente aspetta
e baciami,
mille soli
baciano te.
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Il Gioco più vecchio del Mondo

Dottore, Direttore, Professore.
Scrittore, Pittore, Scultore.

Dammi il nome
che mi piace di più!

Tifoso focoso, militante borioso:
destra o sinistra per pàrtito preso.

Giocami il gioco
che mi prende di più!

Vegano, Vegetariano, Reducetariano.
Ebreo, Cristiano, Mussulmano.

Un’etichetta
che faccia da faccia,
se di Me stesso
non v’è più traccia.

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Un minuto di Poesia

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Il vestito giusto

Molti studenti, quando vengono a lezione o studiano per conto proprio, non sanno che bisogna prima fermarsi e lasciare fuori di sé il fardello delle faccende quotidiane. Ne conseguono distrazione, stanchezza ed errori di ragionamento. Ore di studio buttate al vento.

La vita è già piena di suo e offre alla mente ogni sorta di intrattenimento. Pensiamo alle cose da fare (dall’oggi ai prossimi 100 anni) e a quelle che abbiamo fatto. Ai desideri da realizzare e ai rimpianti di ciò che ancora non abbiamo realizzato, o che mai realizzeremo. Alle nostre preoccupazioni. A quello che pensano o fanno i nostri amici, partners, familiari. A quello che accade in società e nel mondo.

Buona parte di questi pensieri non sono necessari, e una parte è addirittura nociva per la nostra vita. Rappresentano lo spreco della nostra preziosa energia.

E allora?

Così come non andremmo ad un matrimonio senza il vestito adatto o al mare senza il costume da bagno, allo stesso modo bisogna indossare gli indumenti giusti prima di avvicinarsi allo studio.

Questi indumenti sono vestiti della mente: la serenità, che ci aiuta a ragionare lucidamente; la concentrazione, per orientare tutte le proprie energie verso l’oggetto di studio; la perseveranza, per superare gli ostacoli che inevitabilmente si incontreranno.

Perciò:

Prima di iniziare a studiare, siediti e rilassati, per tutto il tempo necessario. Se non ci riesci, vai in cerca delle cause e risolvi i problemi che ci sono a monte di tutto questo. Puoi sempre risolvere i tuoi problemi, con il tuo impegno personale.

Cerca il vestito giusto, e indossalo, prima di andare alla festa.

(tratto dalla mia pagina Facebook)

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Me piace lu rùsciu te lu mare

Me piace lu rùsciu te lu mare
e la luce te la matina mprima,
quandu brillanu culuri a ncima
alli ienti ca ncarizzanu la rena.

Cu l’ecchi chiusi la luce se spande
e nna uce se sente cantare:
lu tiempu sparisce e me pare
ca l’anima è forza ca scinde.

E nun c’è cchiui la luce,
E nun c’è mancu mare.

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Guarda altrove

Più che la delusione,
è l’illusione.

Più che la decisione,
è la relazione.

Più che la precisione,
è l’azione.

Più che la dimensione,
è la proporzione.

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In sintesi

In sintesi,
non c’è nulla da fare.

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Auguri di compleanno (Carla)

Carla, il blu del mare
non è mai lo stesso.
Le stagioni lo plasmano:
è blu di riflesso.

Le sfumature,
variegate e cangianti,
non contano il tempo:
lo vivono avanti.

Auguri allora,
al tuo blu rinnovato!
Gentil manifesto
di un cuore dorato.

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Sentirsi all’altezza

Se non fai qualcosa perché “non ti senti all’altezza”, per favore considera questo: il mondo non sarebbe andato avanti di una virgola se gli esseri umani avessero fatto solo quello per cui si sentivano all’altezza.

“Sentirsi all’altezza” è un sentimento che arriva dopo, non prima, aver intrapreso qualcosa: nasce infatti dalla sicurezza. La sicurezza nasce dall’essersi visti in azione mentre si affrontavano le difficoltà e si superavano, una alla volta, con il giusto impegno personale.

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Ricetta per una religione

Ingredienti per miliardi di persone:

  • Una risposta credibile alle domande:
    1) “chi siamo?”
    2) “da dove veniamo?”
    3) “dove andiamo?”
  • Un set di regole per vivere, tali che gli esseri umani:
    1) siano stimolati alla pazienza e alla cooperazione
    2) si impegnino a costruire
    3) cerchino l’equilibrio e la serenità
    4) si allontanino dai pericoli provenienti dal mondo e da se stessi
  • Un set di motivi per sopportare e, quando possibile, superare le sofferenze
  • Una struttura gerarchica
  • Un set di motivi per mantenere viva la religione, in particolare:
    1) alcuni motivi per non uscirne
    2) alcuni motivi per insegnarla agli altri
    3) alcuni motivi per diffidare da chi non vi appartiene

Tempo di preparazione: alcuni secoli.

Procedimento:

Trovare un piccolo numero di persone disposte a credere a tutto quello contenuto negli ingredienti.
Assicurarsi che abbiano capito e che siano motivati a proseguire.
Per sicurezza, spaventarli un pò: la paura fungerà da addensante. Per ottenere un risultato più sicuro, far coincidere queste paure con le paure tipiche dell’infanzia, sostituendo mamma e papà con l’entità principale della religione che si vuole creare, ad esempio:

- mamma e papà non mi ameranno se non mi comporterò nel modo x;
- mamma e papà mi puniranno o mi abbandoneranno se faccio y;
- siccome ho fatto z e w, quando tornerò a casa mi aspetta una punizione;
- ecc..

Cuocere il tutto per mezzo di storielle semplici e agevolarne la trasmissione.

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Quando il popolo manifesta

Di solito manifestano
in autunno
e in inverno.

Più che il Governo,
il motivo… è meteorologico.

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Coltivo i miei interessi

Tutto quello che faccio, lo faccio per i miei interessi. Non sto ad ascoltare le chiacchiere di chi vuol cambiare il mondo. Per me, gettano “del vuoto nel nulla”.

Lo faccio con tutte le mie energie, noncurante di cosa possa pensare la gente. Non c’è predica o morale che possa intimorirmi, perciò li lascio parlare e continuo per la mia strada, perché lo sento: è quella giusta per me.

E poi, se non me ne occupassi io, qui e ora, chi altri se ne occuperebbe?

Si! Continuerò a fare i miei interessi: vivere una vita serena, far evolvere il mio essere, condividere tutto con i miei simili e aiutarli, per quanto posso.

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X

Non appena comprendi la verità riguardo x, sei libero da x.

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Auguri di compleanno (Chiara)

Oh Chiara!

Hai visto che il sole splende
dai Poli al Sahara, di luce unita
che l’arcobaleno separa?

Il mondo è una specchiera!
Rifonde infinitesima
la luce che catturi:

con lei i migliori auguri
per la tua, quindicesima,
primavera.

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Balletto imperfetto

L’hai vista la rabbia
negli occhi
di un uomo che grida?

Il bruciore nel petto,
ch’è retto dal rancore
o la spinta della morte
alle porte della vita:
l’hai sentita?

Il mondo danza,
sotto mille qualità
ma sola sempre avanza
un’Unica realtà
senza veli, né distanza.

L’hai percepito il suono celeste
nella voce
del cantante preferito?

L’esempio da maestro
dell’estro di un campione,
la fragranza che la rosa
sposa fiera, lenta e grata:
l’hai apprezzata?

Il mondo scorre,
sotto mille alterità
ma il Vero ci rincorre
e a noi non servirà
nè il castello, nè la torre.

Il mondo si colora,
nella sua diversità
ci regala questa storia
ma ce la toglierà
quando il Re dirà: è l’Ora!

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Cilicio ciclico

Nel tempo del cilicio ciclico
l’adulto dispensò il conflitto,
il bimbo se ne nutrì.

Nel tempo del cilicio ciclico
il conflitto si nutrì del bimbo,
l’adulto dispensò il conflitto.

Destino cinico di vite perdute,
compagno sadico di corte vedute:

il cilicio è ciclico e si rinnova,
svuota le anime di ora in ora
salta, rimbalza e trova
negletto, l’uomo, all’aurora.

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Lo Stratagemma

Per noi che facciamo
del gradino una casa,

Tu Sei

il Sublime Stratagemma
per salire le scale.

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Lettera del fratello Positivo alla sorella Negativa

Cara sorella,

ho preso l’iniziativa di scriverti un paio di riflessioni (notoriamente sono quasi sempre io quello che prende l’iniziativa) dopo aver notato tanto spesso quel tuo atteggiamento che ha destato la mia curiosità. Sto parlando della tua passività e della tendenza a rinchiuderti in quel mondo fatto di “sicurezze” – come ti piace chiamarle – e abitudini confortevoli.
A rigor di logica, il mondo che guardi tu non è poi così diverso da quello che vedo io, anzi, direi che è esattamente lo stesso! In buona sostanza la differenza tra noi due risiede nei nostri occhi e in ciò che viene dopo. Ti faccio qualche esempio partendo dai fatti concreti della vita, giusto per capirci…

Ognuno di noi ha desideri, progetti, ambizioni.
Tu aspetti che le cose si facciano da sole – come un miracolo – o che qualcun altro le faccia per te.
Io so che per ottenerle devo metterci sempre il mio sano impegno personale e sperare che gli eventi indipendenti dalla mia volontà non mi siano ostili.

Nel realizzare noi stessi si presentano inevitabilmente delle difficoltà.
Tu fai di quelle difficoltà un motivo in più per arretrare e confermare a te stessa che non ce la potevi fare, che non serviva a nulla impegnarsi.
Io metto il mio pensiero e le mie energie nella ricerca attiva di una soluzione. E sai una cosa? Quasi sempre le difficoltà le supero e divento più abile, più forte. Se non accade, divento più forte lo stesso: ho imparato a lasciar andare qualcosa.

Esistono persone e condizionamenti che remano contro la nostra realizzazione.
Tu ti lasci condizionare, rendendoti complice.
Io mi rendo incondizionabile: quei problemi non sono miei. Le forze ostili le ignoro. Se non posso ignorarle, le diminuisco. Se non posso diminuirle, cambio strada.

Esiste solo il presente, qui e ora.
Tu lo passi a pensare “se avessi… se fosse… quando sarà… se avrò…” e intanto la vita passa.
Io so che passato e futuro sono echi nella mia mente, compagni di viaggio che non meritano troppa importanza.

Prima o poi perderemo le cose che abbiamo, comprese le persone care, o loro perderanno noi.
Tu cadi nello sconforto e pensi che per questo non valga la pena di fare nulla.
Io, proprio in virtù di questo, non mi attacco alle cose e vivo sereno: il possesso è un’illusione. Ho voglia di sorridere di più, essere più gentile con le persone e godermi ogni attimo in loro compagnia, magari divertendomi.

Insomma, tu dici “questo mi ferma”, io dico “nonostante questo, non mi fermo”. Nonostante, una delle più belle parole del vocabolario!

Bene, me ne torno a giocare…
Un abbraccio dal tuo caro fratello

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Te scusu alla gente

Ogne tantu stu core me difetta,
‘nci su fiate ca nu ‘ncocchia
e se la vita lu ‘mpapocchia
quarche giurnu nu riggetta.

Iddhu pigghia e se ‘mpaura
pe nu ientu passeggeru
o se schigghia pe ddaveru
‘ntra na nula ca nu tura.

N’aggiu chiesta la ricetta
allu Signore onniputente,
m’ha rispustu (te scusu alla gente):
usa la capu ca la toa è perfetta!

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In Ricordo dell’Amico Diomede

Caro Diomede,

pensavo che non sarei riuscito a scrivere queste righe: te ne sei andato troppo presto e nessuno di noi era pronto all’idea della tua mancanza. Poi finalmente ho trovato il coraggio, mi è bastato pensare a come hai vissuto la tua vita e portare il ricordo ai momenti passati insieme.
La tua capacita di sdrammatizzare anche le sofferenze più intense e di riuscire a trovare un motivo per ridere anche di fronte alla morte, ci ha insegnato a vivere meglio, ad essere più consapevoli di quanto grande sia il miracolo della vita, un dono che vale la pena di essere vissuto in qualsiasi condizione.
Non si possono contare le volte in cui abbiamo riso insieme per le tue battute fulminee e geniali. Eri il maestro dello stare in compagnia, l’amico con il quale non ci si annoiava mai.
Soffrivi anche tu del male di vivere, come e forse più di noi, ma avevi imparato e ci hai insegnato l’arte del rialzarsi ad ogni ricaduta e la pazienza di fronte a ciò che non ha soluzione. Una pazienza che non coincide con la rassegnazione ma è il punto di partenza per ricostruire tutto ogni giorno daccapo e in questo modo fare, della propria vita, un capolavoro.
E la tua esistenza, dalla nascita alla morte, è stata proprio un capolavoro. Di questo hai tutti i meriti.
Ora, Diomede, il tuo corpo ci ha lasciato ma il tuo spirito, i tuoi insegnamenti e il ricordo delle tue battute ci accompagneranno, non ho dubbi, per il resto dei nostri giorni.

Addio, carissimo Diomede! Conserva anche lì dove sei ora la tua bellezza così, quando ci rivedremo, tutto sarà di nuovo come ai tempi trascorsi quaggiù.

I tuoi Amici

P.S. Per la cronaca Diomede è ancora vivo e vegeto.

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Ideali

Il Paradiso della ricompensa,
l’Inferno della punizione.

La Filosofia che cerchi,
il Sapere che accumuli.

Una Ragione di Vita
e una di Morte.

L’Emozione che trascina
il Pensiero per cui ti accanisci.

La Madre Patria,
il Senso dello Stato.

L’Ideale di Giustizia
in un Mondo Giusto.

Babbo Natale,
la Befana
.

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Rancoroso turpiloquio presuntuoso

L’ammazzo tutta,
quella Scienza senza Presenza.
Se ne abbuffino i ciccioni,
che non rompa più i coglioni.

Tutta zavorra
che vaneggiando quisquinchia
e non mi spiega
una beneamata minchia.

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Ritrovata

Altro non chiedevo
che un barlume di ricordo,
un volto che tornasse
dal buio alla luce
per chiarire,
la tristezza scomparire.

Saltavo in tondo
come satellite,
gli occhi verso le stelle
la nuca a celare
l’origine immobile
dell’inquieto vagare.

Dove sei ora?
Perché non ti sveli?
Le domande sincere
non sono servite a vedere
nè la dimora,
nè il vero potere.

Ma il sogno è rapido,
la parola impotente:
arriva immediato
dal cuore al cercante,
svela col fiato
il senso latente.

Così ti ho ritrovata,
nel brivido forte
del passato infelice.
Il volto ancora non vedo
ma il senso è luce brillante
come antica fenice.

Ritrovata lì,
dove sei sempre rimasta.
Non più parole dunque,
non più suoni cercherò,
ma una fragile emozione
che più di ogni altra cosa,

adesso, mi basta.

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La Fattoria

Tra campi rigogliosi su un’isola felice, la fattoria celebrava la vita ogni anno. L’alternarsi delle stagioni era una musica dolce che scandiva i lavori di una famiglia serena e grata.

Venne un giorno in cui i raccolti si impoverirono bruscamente e strane faccende turbarono la quiete della casa. Mucchi di verdure e frutta venivano trovati secchi al mattino, ammucchiati negli angoli delle campagne.

Il capofamiglia non riusciva a spiegarsi né il perché né il come di quegli insoliti ritrovamenti e il suo umore divenne sempre più turbato man mano che il fenomeno andava aumentando di anno in anno.

Così, tristemente impensierito, si decise a convocare alcuni saggi della zona. Ognuno di essi aveva un modo diverso di indagare il problema, pronunciando descrizioni dalle parole impronunciabili e proponendo soluzioni quasi sempre inutili, se non addirittura dannose. Uno diceva:

“Si tratta sicuramente di Devegetarite Angolare Cronica, bisogna concimare di più i campi con del Metafruttarolo, 15 sacchi al metro quadro per almeno tre stagioni, per poi diminuire gradualmente la dose. I residui vegetali ammucchiati agli angoli vanno rimossi con mezzi costruiti appositamente, e gli angoli vanno trattati con Angolozepam”.

Un altro:

“L’analisi del terreno e delle foglie ha rivelato un deficit nella produzione della Clorodixoexantifillina, che ha provocato lo sfibramento gambale dei frutti. Bisogna arricchire l’acqua degli innaffiatoi con Clorodesabromato di Fluoro e rinforzare il sostegno dei frutti con stecche di bambù”.

E così via… in un crescendo di complessità tanto più aggrovigliato quanto più costosi ed esotici fossero i saggi che di volta in volta analizzavano il caso.

Il capofamiglia, oramai disperato e quasi rassegnato nel vedere i suoi raccolti conciati così, iniziò una lunga meditazione. Dapprima pochi minuti, che pian piano diventarono ore. Ore ed ore che dal giorno si estesero alla notte. Fu così che avvenne il miracolo.

Mentre se ne stava seduto di notte a meditare, attento a non essere vinto dal sonno, il capofamiglia si accorse che una sua figlia, quella di mezza età, era uscita di casa diretta verso i campi, illuminati dalla sola luce della luna. Seguendola con discrezione la osservò mentre, in evidente stato di sonnambulismo, staccava i frutti uno ad uno e li ammassava agli angoli della campagna.

Non potete immaginare lo stupore dell’uomo, che finalmente aveva scoperto l’origine della sua sventura! Non strani squilibri della natura, non malattie alle piante, non errori di coltivazione: il sonno inquieto della ragazza era la semplice causa di tutto quel dramma!

Nessun saggio lavorando di giorno aveva capito cosa stesse succedendo, ma nel buio della notte l’attenzione del capofamiglia illuminò di luce un’oscura faccenda.

Risvegliata da quello stato, la ragazza si accorse subito di ciò che aveva fatto, ne vide chiaramente gli effetti e li seppe spiegare lucidamente, ristabilendo l’armonia nella fattoria, che da allora tornò a godere della sua immensa ricchezza:

“Un giorno, un ragazzo di passaggio mi chiese un pò di frutta per rinfrescarsi. La cosa si ripetè per un pò di tempo e ben presto caddi follemente innamorata. Io non gli piacevo e lo capì subito, ma amavo stare accanto a lui e quando mi abbandonò senza pietà, disperata ho continuato a sognare di portargli la frutta. In quello stato ero convinta che la frutta fosse tutta per lui e che era felice di riceverla, ma ora ho capito cosa facevo realmente e quanto dannoso fosse il sonno in cui ero caduta…”

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Siate felici se piove

Godete di prati e frutti.

Ne gode la vista
e si placa la sete.

Tutto è necessario:
l’acqua ha da scorrere
ed è questo il modo.

E le nuvole son grigie
non per cattiveria,
ma perchè stanno
all’ombra di altre nuvole.

Se piove, siate felici.

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La crisi non esiste

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Il Giardino

Un giorno, un uomo si accorse di aver ereditato un campo. Si trattava di un campo incolto, dove il vento aveva portato ogni tipo di semi. Erbacce e piante selvatiche lo ricoprivano insieme a pochi alberi, solo alcuni dei quali erano da frutto.

L’uomo decise così di piantarvi dei nuovi semi, per far nascere gli alberi da frutto che desiderava, ma nonostante gli sforzi i nuovi alberi non riuscivano a crescere: i frutti erano scarsi e i raccolti incostanti.

Un giorno, passeggiando per le campagne circostanti, si ritrovò in un campo meraviglioso dove un abile contadino aveva realizzato un capolavoro: si trattava infatti di un terreno armonioso, un vero e proprio giardino delle bellezze curato sin nei minimi dettagli. La bellezza e la fragranza dei fiori si alternava alla vista di dolcissimi frutti pendenti da alberi sani, robusti e proporzionati. Il tutto era disposto secondo un ordine che ammaliava la vista dell’osservatore, perché ogni singolo dettaglio era integrato nel disegno complessivo del giardino.

Voglio avere un campo bello come il tuo! Esclamò l’uomo al contadino, che vedendo le buone intenzioni accettò di buon grado di raccontargli i segreti della sua arte.

Il tuo campo non cresce come vorresti perché hai piantato i nuovi semi senza prima liberarlo da tutte le erbacce e le piante selvatiche che vi erano nate per caso. Nessuna pianta crescerà forte e rigogliosa in mezzo a tutti questi parassiti. Perciò ripuliscilo, prima di procedere alla semina, e poi mantienilo pulito da ciò che il vento vi porterà costantemente.

Così fece l’uomo, che ascoltò i consigli del saggio contadino con dedizione assoluta. Egli infatti si era innamorato di colui che ora considerava suo maestro e ascoltava con estrema attenzione le sue parole, tanto da acquisire una parte della sua conoscenza.

Ma venne un momento in cui smise di ascoltare le parole del contadino e iniziò a fare di testa sua, convinto di aver raggiunto un livello di conoscenza addirittura superiore. Questo atteggiamento portò ben presto alla rottura dei loro rapporti e da quel momento ognuno continuò a coltivare il campo per conto proprio.
Il contadino era un uomo anziano e morì dopo pochi anni. Il suo giardino però continuava ad offrire ottimi frutti ai visitatori mentre l’uomo, in un momento di lucidità, si rese conto che la sua creatura non rifletteva nemmeno un decimo della bellezza che aveva visto brillare nel campo del suo maestro. Nel suo campo i semi avevano sì fatto crescere alberi e fiori, ma i fiori non emanavano un profumo gradevole e gli alberi offrivano solo pochi frutti amari. Per di più, i rami degli alberi crescevano contorti e si estendevano con arroganza nell’aria, tanto che nemmeno la loro vista appagava l’animo dei passanti.

Perché non riesco a rendere il mio campo bello come quel giardino? Perché, nonostante gli sforzi, non vedo i risultati che speravo? I semi sono gli stessi, seguo tutte le indicazioni e l’impegno che ci metto è notevole! Dov’è il mio errore?

L’animo di quell’uomo era così turbato che non riusciva più a dormire, finché un giorno una voce interiore – la voce del maestro che nel suo cuore non aveva mai smesso di amare – gli disse:

L’errore non è nei semi che hai usato, e nemmeno nel tuo impegno. L’errore è nell’acqua che usi per annaffiare le tue piante: è un’acqua carica di odio, invidia e presunzione. Essa ha cambiato il corso del naturale sviluppo di quei semi, così che anche le migliori piante sono state corrotte dalla parte peggiore di te: il tuo ego.
Perciò smetti di nutrire la terra con quell’acqua e sostituiscila con l’acqua più pura che puoi trovare: quella dell’Amore.
Amore continuo e incondizionato.
Quell’Amore che sgorga dal profondo del tuo Cuore!
Questo è il nutrimento adeguato per dare vita al giardino che desideri!

Fu così che quell’uomo capì.

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Il mare a settembre

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