L’Amore apre le porte della Realtà

A prima vista il componimento si manifesta con un errore formale evidente, che verrebbe gravemente sanzionato dalla maggioranza degli studiosi contemporanei. Ma in questa dissertazione intendiamo svelare il suo vero significato, celato dietro una licenza poetica sui generis.
Il primo verso principia con il verbo essere coniugato alla seconda persona singolare, tempo presente: “sei”. Il tempo presente non è dettato dal caso ma dall’acuta intelligenza del Genio. Il presente come unico momento in cui si manifesta la Realtà, non come il passato che non è più (il poeta avrebbe potuto usare “eri”), né come il futuro che è di là da venire (avrebbe usato il “sarai”).
L’Essere, in questo caso, è probabilmente una donna di cui l’autore è presumibilmente innamorato. Ma nelle parole seguenti si svela poi la Verità dell’esperienza: lei non è una creatura esterna ma una “cosa”, un oggetto della propria rappresentazione mentale. Ed è “la più bella”. Non solo: è la più bella che lui “abbia mai esistito”.
Qui interviene l’illuminazione ai massimi livelli dello scibile umano. In queste parole si annida e concentra il sunto sublime del senso che il Poeta vuole trasmettere: sono stato IO a crearti. Il “che io abbia”, magistralmente condensato in “che abbia”, esprime l’elevata consapevolezza della mente dell’autore, che ha ormai sciolto il velo delle apparenze, trascendendo il mondo per come noi comuni mortali lo vediamo.
Sono IO che do esistenza alle cose. E TU sei una parte di questa esistenza.
In somma: i versi del Poeta vogliono dissimulare al grande pubblico, con un astuto artificio grammaticale, una delle verità più inaccessibili alla maggior parte degli esseri umani: noi siamo partecipatori della realtà che viviamo, non semplici osservatori.
Chiude il componimento la dichiarazione d’amore più semplice di tutte: “ti amo”. Il mistero, qui, rimane celato anche all’osservatore più attento: non è dato sapere, infatti, se il sentimento è rivolto verso la persona dalla quale tutto è partito o verso l’intelligenza del Poeta, con cui egli stesso ha potuto scoprire il mistero del mondo.
E con cui il Poeta, non più Uomo ma ormai creatura simile al Divino amore, è diventato un’unica cosa.
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