Quando Ronzino ebbe la Xylella Dolorosa

Oronzo, per gli amici detto Ronzino “te subbra allu calvariu”, era un simpatico contadino leccese. Non si era mai mosso dalla sua amata terra, se non in tarda età, per fare visita ai suoi cugini emigrati in America.
Da quel viaggio tornò pieno di storie da raccontare ai compaesani, tutte storie felici e ricche di emozioni. Tranne una. Durante un’escursione con i cugini era stato punto da una zanzara californiana e da allora iniziò ad accusare strani dolori sul braccio destro.Le prime visite mediche furono inconcludenti, finché il primario del reparto di malattie infettive non riuscì a diagnosticare il male. Una diagnosi infausta: Ronzino era stato punto da una comunissima zanzara californiana, ma questa lo aveva contagiato con un batterio sconosciuto in Italia: il batterio della Xylella Dolorosa.Niente cure, niente possibilità di guarire. La Scienza tutta era quasi impotente. I californiani infatti avevano imparato a convivere con questo  batterio, non riuscendo a vincerlo nel corso dei secoli. Avevano imparato ad evitare il più possibile le punture di zanzara grazie ad efficaci contromisure studiate a tavolino. Ma non era californiano, il nostro povero Ronzino: lui in California ci era andato senza troppa cognizione di causa.
Il dolore al braccio di Ronzino divenne ogni giorno più forte. Sul suo avambraccio una piccola macchia gialla iniziò a propagarsi intorno alla puntura. Sempre più larga. Sempre più scura. Tra lo sconforto di parenti ed amici, Ronzino studiava e consultava medici, ma ogni sforzo si rivelava del tutto vano. Si rivolse quindi al popolo di Internet sperando di trovare qualcuno con la soluzione, ma così facendo il suo caso divenne di interesse prima locale e poi nazionale ed internazionale. Tutto il mondo ora aveva preso a cuore la faccenda e voleva salvare Ronzino. Tutti, anche la signora Maria del piano di sotto voleva salvare Ronzino e si era affezionata al caso. Non era solita comprare da lui  nemmeno  la verdura, perché preferiva quella importata che trovava al supermercato, e con lui non scambiava nemmeno un caffè di tanto in tanto. Ma la storia della malattia l’aveva così tanto emozionata che Ronzino, da anonimo vicino di casa, era diventato il centro dei suoi pensieri e delle sue tribolazioni. Come la signora Maria, frotte di attivisti ora vedevano in Ronzino un caso da salvare ed amare.
I medici esperti non potevano che ripetere quanto la Scienza concedeva loro di sapere:

Non sappiamo cosa fare, non esiste una cura. Possiamo solo provare a rallentare la diffusione dell’infezione con dei farmaci, oppure fare un tentativo estremo e amputargli il braccio, nella speranza di salvare il resto del corpo. Ma questo funzionerà solo se l’infezione non si è ancora estesa a tutto il resto.

Ma il popolo di Ronzino, a queste parole, rimaneva scioccato e sbalordito. Qualcuno veniva colto da una rabbia irrefrenabile e gridava:

I medici vogliono uccidere Ronzino! Dobbiamo salvarlo!

Di bocca in bocca, di tastiera in tastiera, di piazza in piazza e di campagna in campagna: tutti vedevano in Ronzino un martire vittima della cattiveria e spregiudicatezza degli scienziati. Più l’infezione avanzava, più il grido di dolore del povero Ronzino si faceva atroce, e più l’attivismo del popolo assumeva toni incattiviti e feroci.

Gli esperti e chi li sostiene sono dei mafiosi collusi con i cugini americani di Ronzino, che lo vogliono morto e hanno corrotto gli scienziati!Hanno persino ammesso di non conoscere la cura, perciò non c’è motivo per martoriare Ronzino in questo modo, sono dei nemici!

E via ad indagini, mobilitazioni politiche e popolari, boicottaggi nell’ospedale, trasmissioni televisive… Il mondo in fiamme si divise tra chi supportava gli scienziati e chi gridava addirittura al complotto.

Questa malattia non esiste! Ronzino non è mai stato punto dalla zanzara e non è mai andato in America… A morte i cugini che raccontano frottole! E morte agli esperti!!!

Potete capire la fine che fece il povero Ronzino: dolorante nel letto d’ospedale, con l’infezione oramai dappertutto, spirò due mesi dopo l’inizio dell’epopea mentre il popolo continuava a dimenarsi per fermare medici ed infermieri.

Di tutta questa faccenda, sul povero Ronzino ci guadagnò solo la ditta delle Pompe Funebri e qualche sciacallo di turno. L’unica nota positiva fu che molti riscoprirono l’amore per la sua campagna coltivata, tesoro inestimabile di sane prelibatezze.

Post Scriptum
Ogni riferimento a persone è puramente casuale mentre ai fatti è puramente voluto.

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