Fenomenologia dell’addormentamento

Escludendo l’utilizzo di sostanze, molto in voga nella prima metà del secolo scorso, l’addormentamento del neonato richiede tecniche specifiche a seconda del temperamento e dei gusti della creatura.

In alcuni casi è preferita la lettura di storie. Questa si rivela più efficace se accompagnata dalla visione di libri illustrati. Il dito indice del lettore scorrerà sulle figure, così che il neonato possa seguire visivamente quanto narrato.

Per la maggior parte degli infanti è invece richiesto il cantato di una ninna-nanna con coccole annesse.
Ad una sotto-categoria di quest’ultimi, il cantato dev’essere eseguito in concomitanza con il dondolio tra le braccia. L’abbraccio deve essere contenitivo, avvolgente e rassicurante, e il ritmo del dondolio rallenterà in funzione della profondità del sonno raggiunto.

Spesso è necessario eseguire più volte questa tipologia di addormentamento poiché il neonato, una volta appoggiato nel lettino, è colto da un repentino risveglio lamentoso. La ripresa del dondolio cantato è sufficiente a interrompere il lamento, ma la procedura di addormentamento deve essere ripresa dall’inizio ed eseguita più a lungo della precedente.

I neonati più sensibili dimostrano il caratteristico lamento anche prima di essere posati nel lettino, percependo un cambio di presa da parte dell’addormentatore o un abbassamento della quota di dondolio. Si tratta dei neonati che richiedono più abilità: l’abbassamento va eseguito mantenendo la creatura nella stessa posizione e continuando il dondolio fino all’atterraggio sul lettino (se possibile anche oltre, aiutandosi dal canto). Una volta assicuratisi che il neonato non abbia colto la manovra, si può sfilare dolcemente il braccio, continuando a canticchiare con tono sempre più basso, finché non si è in grado di abbandonare la stanza in sicurezza.

Le tecniche suddette funzionano sempre, a condizione che il neonato abbia una sincera voglia di dormire.

Il neonato che non ha sonno non può essere addormentato.

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